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Scrive Lucio Caracciolo: «L’eventuale presa di Tripoli da parte del generale Haftar non avrebbe conseguenze definitive, ma comunque i segnali in arrivo dall’ex colonia italiana sono allarmanti. Il rischio di uno scontro indiretto tra Russia e Turchia nel nostro cortile di casa».Locomotive Re 44 174 BLS Ep V digitale sonHO 187ROCO 73819 In effetti gli interessi in gioco per l’Italia nella partita libica sono a dir poco cospicui, e di molteplice natura: economici (leggi: petrolio, gas, infrastrutture), geopolitici, strategici – inclusa la sicurezza del Paese e la sua politica dei flussi migratori. Locomotive Re 465 0164 Stockholm BLS Ep VIHO 187ROCO 73268Ma ciò che volevo far notare qui è la schiettezza che esibiscono i migliori servitori degli interessi (imperialistici) del nostro Paese: la partita libica si gioca interamente «nel nostro cortile di casa», ossia in una riserva di caccia che la geopolitica (incrocio tra storia, rapporti di forza tra le Potenze e la dislocazione geografica di un Paese) ha da molto tempo assegnato all’Italia. Un’area che include, oltre la sponda africana, una parte non piccola dei Balcani.

Soprattutto gli “amici” francesi e britannici non perdono di cogliere una sola occasione che possa in qualche modo ostacolare l’iniziativa italiana «nel nostro cortile di casa», e in questo la concorrenza è avvantaggiata, e di molto, dalla sua non disprezzabile dotazione militare.LOCOMOTIVE ROCO 43637 verdeE DB Soprattutto la Gran Bretagna, fresca di Brexit, sta investendo molto nella costruzione di nuove portaerei. Abbiamo visto all’opera il “vantaggio competitivo” anglo-francese nei confronti dell’Italia nel 2011, quando Parigi e Londra decisero di far saltare in aria il vespaio libico per decenni tenuto sotto stretto e violento controllo da Gheddafi, fino ad allora assai coccolato e “assistito” finanziariamente da tutti i governi italiani che si sono succeduti dal 1969 in poi, anno di ascesa al potere dell’ex dittatore di Tripoli – il quale non a torto si vantava di aver contribuito alla salvezza dell’italianissima Fiat nella seconda metà degli anni Settanta. «E adesso anche l’amico Silvio mi lascia nelle mani del nemico che vuole sgozzarmi!». Com’è noto, l’amico Silvio (Berlusconi, si capisce) fu costretto ad accettare obtorto collo (insomma, a subire) l’intervento “umanitario” anglo-francese.

«L’Italia ha perso terreno in Libia, non possiamo negarlo. Ma ora deve riprendersi il ruolo naturale di principale interlocutore, da sempre amico del popolo libico». Questo ha dichiarato il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio di rientro da una missione-lampo a Tripoli, Bengasi e Tobruk – a dimostrazione che come sempre Roma pratica la tradizionale politica estera italiana che consiste nel giocare di sponda con tutti gli attori in campo, per saltare sul carro del vincitore al momento opportuno; una strategia molto disprezzata dagli “amici” europei e che non sempre sortisce gli effetti desiderati dai furbi di casa nostra: a furia di infornare il pane della diplomazia in tutti i forni aperti (o che sembrano tali), Roma rischia di ritrovarsi senza petrolio, senza gas e senza un effettivo controllo politico-militare su quanto avviene nel suo immediato cortile di casa: una vera e propria sciagura nazionale.

Negli ultimi tre anni l’attivismo della Turchia nel suo ampio cortile di casa ha subito una notevole accelerazione, e a farne le spese potrebbero essere anche gli interessi “energetici” italiani: «Al centro delle tensioni tra la Turchia e l’Italia, come anche con altri paesi dell’Unione Europea tra cui Francia, Grecia e Germania, vi è lo sfruttamento dei giacimenti di gas nelle acque territoriali di Cipro: Locomotive Série 253 Operadore RENFE Ep VI digital N 1160ARNOLD HN2444DAnkara considera da sempre la parte meridionale dell’isola come secessionista, ma l’Eni italiana ha ottenuto da Nicosia concessioni per lo sfruttamento dei fondali. Già nel febbraio dello scorso anno la Turchia aveva bloccato nelle acque di Cipro la nave esplorativa italiana Saipem 12000, che non potendo lì operare era stata poi trasferita in Marocco. a salvare non solo i due sposiniDa lì a poco erano giunte nell’area navi esplorative turche. In seguito le autorità di Ankara avevano disposto imponenti esercitazioni navali in prossimità delle acque di Cipro, e “Scopo dell’esercitazione – aveva spiegato il ministro della Difesa Hulusi Akar – è quello di mostrare la determinazione e la preparazione al fine di garantire la sicurezza, la sovranità e i diritti marittimi della Turchia”. […] Per dare seguito ai propri diritti di sfruttamento Roma ha inviato in questi giorni nell’area la fregata Federico Martinengo, classe Fremm, insieme ad altre nove unità navali al fine di dimostrare di essere in grado di tutelare i propri interessi, un esempio che a breve potrebbe essere seguito dai francesi e non solo» (G. Eddaly, Notizie Geopolitiche). La crisi cipriota rischia di saldarsi a quella libica con effetti imprevedibili e certamente non orientati alla “pace e prosperità”.

Da Limes

«A parole, Russia e Turchia sembrano voler appoggiare la ripresa di un dialogo, ma nei fatti danno supporto sul terreno a Haftar e Sarraj, forse col progetto di “spartirsi” poi la Libia, come avvenuto per la Siria» (L’Avvenire).Locomotive type 151 US en LaitonHO 187DEP61068 I Paesi dell’Unione Europea lamentano la latitanza di Washington nella crisi libica, mentre gli americani non intendono fare il lavoro sporco se non sono sicuri di poter portare a casa un successo. «Non vogliamo più sacrificare uomini e dollari per conto degli interessi europei, magari per sentirci poi dire dagli stessi alleati della Nato che siamo i soliti imperialisti a cui piace recitare il ruolo dei poliziotti del mondo»: è la “filosofia” che ispira la politica estera americana negli ultimi trent’anni, e che si è delineata con maggiore nettezza già con la Presidenza Obama.

E in questo contesto assai “problematico”, che rischia di innescare avventure belliche di grandi dimensioni, ben oltre lo schema delle “guerre per procura”, cosa fa l’ONU? «L’ONU, poveretta, quando il conflitto si allarga non conta più niente» (Romano Prodi)Locomotive vapeur 440 UNION PACIFIC échelle N BACHuomoN 51151. Lo avevo sospettato! Nel «covo di briganti» (Lenin) chiamato ONU non si muove foglia che l’Imperialismo non voglia.E assolutamente contrario a ogni tipo di violenza E quando parlo di Imperialismo, alludo ovviamente in primo luogo alle Potenze mondiali più grandi: Stati Uniti, Cina e Russia, con l’Unione Europea che con affanno e tra mille contraddizioni cerca di darsi una consistenza politico-militare in grado di reggere il confronto con quei tre Paesi. La Gran Bretagna è costretta, almeno in questa fase, a consolidare la sua storica “relazione speciale” con gli Stati Uniti.

Monitorare la partita libica mi pare oggi più che mai importante per chi ha in odio una Società-Mondo che produce sempre di nuovo sfruttamento, oppressione e guerre, Locomotive Vectron ELock SBB Olten ép VIHO 187PIKO 97773e per quel poco che vale annuncio che in caso di “precipitazioni belliche” offrirò alla Patria il mio più totale disfattismo, la mia più totale avversione nei confronti dei suoi interessi più o meno vitali.

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LOCOMOTORA BR 101 MARCA ROCO ESCALA NIran. Un primo, sommario bilancio delle rivolte duramente represse dal regime sanguinario di Teheran. L’ondata di proteste, che è stata violentemente contenuta ma non ancora annientata, ha coinvolto nel corso di molte settimane oltre 100 città sparse in ogni parte del Paese. LOCOMOTORA DIESEL 230 RTS MARCA ARNOLD ESCALA NLe stesse autorità hanno affermato che circa 200.000 persone hanno preso parte alle proteste, alcune delle quali hanno preso d’assalto centinaia di banche, stazioni di polizia e stazioni di rifornimento di carburante. Fonti non ufficiali parlano di 450 morti, 4.000 feriti e 10.000 manifestanti arrestati e detenuti con pesantissime accuse, alcune delle quali prevedono la pena di morte per impiccagione.LOCOMOTORA E7 AUnit nuovo YORK CENTRAL MARCA LIFELIKE ESCALA N Si contano parecchie vittime tra i giovani e i giovanissimi, e non pochi sono gli adolescenti caduti sotto il fuoco dei cecchini delle cosiddette Guardie Rivoluzionarie, il braccio più violento del regime iraniano.

Ma è stata la Guida Suprema in persona a impartire l’ordine di sparare per uccidere, e d’altra parte Teheran vanta una lunga serie di massacri, come quello che si consumò nel 1988, quando vennero eliminati non meno di 30.000 prigionieri politici.LOCOMOTORA ELECTRICA SJ Dm DIGITAL SONIDO MARCA ROCO ESCALA H0 Il regime khomeinista non può tollerare che la crisi sociale interna possa indebolire la proiezione esterna dell’imperialismo iraniano, attivissimo, com’è noto, in tutta l’area mediorientale, peraltro attraversata da acute tensioni sociali: vedi Iraq, Libano, ecc. il primo figlio l'ho fatto a 28 anni e lo volevo già a 16Come sempre, politica interna e politica internazionale sono le due facce della stessa escrementizia medaglia – naturalmente questo è vero per tutti i Paesi del mondo.

LOCOMOTORA RENFE 269 GATO MONTES DIGITAL MARCA ELECTrossoREN ESCALA H0Soprattutto le classi subalterne iraniane pagano i costi salatissimi delle sanzioni imposte al Paese dagli Stati Uniti, e quindi si può senz’altro dire che esse sono vittime della contesa imperialistica, oltre che del capitalismo iraniano con “caratteristiche khomeiniste”.

LOCOMOTORE ELETTRICO ANSALDO E. 424 143 LIMA SCALA HO«Negli Stati Uniti Donald Trump ha firmato la legge che autorizza a sanzionare la Cina in caso di violazioni dei diritti umani a Hong Kong e che richiede al Dipartimento di Stato una revisione annuale dello status speciale in materia commerciale conferito all’ex colonia britannica. Locomotore Lima Scala N, vintage anni 7080 ferrovie svizzereSono entrambe misure estremamente significative. Si tratta ovviamente di un uso strategico dei diritti umani: gli americani attingono selettivamente alla propria narrazione di protezione umanitaria quando in ballo ci sono questioni strategiche urgenti, come una rivolta in seno al principale rivale.LOCOTENDER a VAPORE Trenino da Giardino Gli Stati Uniti intendono sfruttare il più possibile questo momento di difficoltà della Repubblica Popolare – dal Xinjiang a Hong Kong, dal rallentamento economico alle rivelazioni sullo spionaggio – per ingolfarne l’ascesa» (F. Petroni, Limes).

Uso strategico e selettivo dei “diritti umani”; ovvero, la continuazione della guerra sistemica (o imperialista) con mezzi politico-ideologici.

«La reazione cinese non si è fatta aspettare. Pechino convoca l’ambasciatore Usa e lo esorta a non applicare la legge. Quindi ribadisce che la questione dell’ex colonia britannica è “un affare interno” alla Cina. Lo si legge in un comunicato del ministero degli Esteri cinese emesso nella mattina di oggi, ora locale. “Avvertiamo gli Stati Uniti a non agire arbitrariamente, o altrimenti la Cina contrattaccherà, e gli Usa dovranno sostenere tutte le relative conseguenze”. LOGICA Kid's tenku Senki LA LEGGENDACRONACHE DI GUERRA DI PtuttiINE spessa Senki hidakaLa Cina – si legge in una nota emessa nella mattina di oggi dal ministero degli Esteri – accusa gli Stati Uniti di “sinistre intenzioni di natura egemonica» (F. Santelli, La Repubblica).

Da Marx in poi, gli anticapitalisti rivendicano e praticano l’ingerenza di classe, la quale infrange la sovranità nazionale di qualsiasi Paese, se ne infischia bellamente dei confini nazionali difesi dallo Statola puntata di oggi 12 aprile 2017. I proletari non hanno patria, diceva sempre quello, e chi gliela vuole dare, con le buone (magari chiamandola “Unione Europea”) o con le cattive (magari in vista di una patria molto più grande e potente: vedi lo scontro Pechino-Hong Kong), lo fa per legarlo mani, piedi e – soprattutto – cervello al carro del Dominio. I proletari non hanno patria, mentre avrebbero un mondo da guadagnareLoki Studios XM Echelle 16 Condition Neuf Voir Mas Articles. Avrebbero, appunto. La logica della «non ingerenza negli affari interni di un Paese» è la tipica logica degli Stati nazionali, macchine al servizio delle classi dominanti. Una logica, peraltro, che vale soprattutto quando c’è di mezzo il proprio Paese, mentre essa è più “elastica” quando si tratta del Paese avversario.

Quanto alle «sinistre intenzioni di natura egemonica», di certo il Celeste Imperialismo cinese non è secondo a nessuno.

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«Stalingrado. Come l’acciaio resiste la città», cantavano gli Stormy Six molti anni fa. Parafrasando i versi di quella (brutta) canzone, scrivo pensando a Taranto: Loksuono V5 DCC suono Decoder with LMS Ivatt 2MT Loco suonos preloadedLa città è stretta in una morsa d’acciaio. La metafora “metallurgica” allude ovviamente al Moloch capitalistico, nella sua componente “pubblica” come in quella “privata”. Scrivevo nell’agosto del 2012: «Per non sprofondare nel sempre più stucchevole e nauseante dibattito tra partigiani del diritto al lavoro (“senza però trascurare le ragioni della salute e dell’ambiente”) e i sostenitori del diritto alla salute (“senza però trascurare le ragioni dei lavoratori”), mi attengo a queste tre fondamentali, quanto elementari, acquisizioni: 1. la “logica del profitto” sussume sotto il suo sempre più cogente imperativo categorico qualsivoglia considerazione (politica, etica, religiosa) e qualsiasi diritto; 2. la salute e la sicurezza rappresentano per il capitale meri costi, e 3. a decidere del futuro industriale di Taranto (e dell’Italia) non sarà un tribunale della Repubblica ma il mercato». Alla fine del 2019 siamo ancora a questo punto, con un di più di contraddizioni e di superfetazioni politico-ideologiche (un escrementizio mix di “populismo”, “sovranismo”, sparate demagogiche d’ogni genere) che rendono la situazione odierna ancora più avvelenata (è proprio il caso di dirlo!) che nel recente passato.

Per parlare seriamente della crisi dell’ex Ilva di Taranto bisogna intanto collocarla nel quadro della più generale crisi che sta attraversando l’industria dell’acciaio in tutto il mondo: LOLA T 70 SPYD.'65 PROVA 1 43 Best modello Auto Stradali Die Cast modellolino«Il mercato siderurgico è ciclico e spesso anticipatore degli andamenti congiunturali di molti settori industriali, essendo l’acciaio una materia prima necessaria a molti e diversi ambiti produttivi, come l’automotive, l’elettrodomestico, le costruzioni, i mezzi agricoli e movimento terra, la cantieristica navale, il packaging. Dopo avere archiviato un biennio di forte espansione, il settore ha conosciuto a partire dall’anno scorso una stagione di ridimensionamento, oggi allineata alle difficoltà di gran parte del manifatturiero, automotive su tutti. Tutti i principali produttori europei sono in crisi. Nelle ultime trimestrali i gruppi quotati hanno segnalato perdite o profitti in calo e i titoli delle società da inizio anno perdono dal 10 al 20 per cento titoli delle società da inizio anno perdono dal 10 al 20 per cento. Molti hanno deciso di tagliare la produzione. A questa dinamica si salda un dato strutturale relativo al mercato mondiale dell’acciaio, vale a dire la sovracapacità. C’è troppa capacità produttiva rispetto alla domanda, troppi impianti che producono acciaioA confermare i rumors degli scorsi giorni è stato il blog di Davide Maggio. E in questo settore i costi fissi sono elevati. Si produce a ciclo continuo. Questo significa che non è possibile fermare e riavviare un’acciaieria a piacimento senza dovere sopportare inefficienze e costi aggiuntivi. L’Europa non è il centro del mondo, a maggiore ragione nel mercato dell’acciaio. La produzione siderurgica globale l’anno scorso è cresciuta del 4,6%. Ma a crescere sono stati Cina (+6,6%), India (+4,9%), Stati Uniti (+6,2%), mentre la Germania ha perso il due per cento. La Cina, poi, produce oggi 928 milioni di tonnellate di acciaio, la metà degli 1,808 miliardi di produzione globale. L’Italia è storicamente un importante produttore di acciaio. A oggi è ancora il secondo a livello europeo (dopo la Germania), ma è uscito dalla classifica dei primi dieci, sorpassata dall’Iran. L’Italia ha prodotto, nel 2018, 24,5 milioni di tonnellate, in aumento dell’1,7 per cento sul 2017. Quest’anno, nei primi nove mesi dell’anno, la produzione nazionale è stata di 17,621 milioni di tonnellate, il 3,9% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel 2015, prima dell’ultimo ciclo espansivo, la soglia a settembre era pure peggiore, a 16,752 milioni di tonnellate. All’interno di questi volumi bisogna però distinguere tra due tipi di prodotto: i «lunghi», destinati all’edilizia (e per i prodotti di maggiore qualità, automotive e meccanica) e i «piani», prodotti legati all’industria manifatturiera pesante, come la filiera automobilistica, l’elettrodomestico, la cantieristica, i lavori pubblici.Lola T70 Spider 3 Retirosso Bridgehampton 1968 G. Ralph 1 43 modello BEST modelloSI piani sono la specialità dell’Ilva e di un unico altro operatore in Italia (il gruppo Arvedi). Il venir meno di una fonte di approvvigionamento interna di questo tipo non può non impattare su gran parte delle filiere produttive italiane, con ripercussioni sul livello delle scorte, dei prezzi. Per questo motivo la vicenda dell’ex Ilva è un problema di politica industriale che investe tutta Italia» (1).

E investe come un treno impazzito i lavoratori, che poi sono i soli della cui condizione mi interessa: la politica industriale italiana mi riguarda come anticapitalista,Chris Martin pericolo pubblico in cucina e quindi comme radicale oppositore del Capitale (nazionale e internazionale, pubblico e privato) e dello Stato che lo supporta in tutti i modi, com’è del resto naturale in questa società.

Per il professor Giulio Sapelli «Siamo al punto più basso della nostra storia industriale. Per l’Italia lo stop dell’Ilva è un grande problema per il futuro.Lone estrella gree fighting unit rocket launcher very good cond very slight ware Nei prossimi anni occorrerà ricostruire la Mesopotamia e l’Italia avrà bisogno di un campione. L’Europa per uscire dalla deflazione secolare ha l’occasione della Siria e della sua ricostruzione. E l’Ilva potrebbe essere uno dei veicoli, visto che sarebbe l’unica grande acciaieria del Mediterraneo, con una potenza di fuoco molto alta. Dobbiamo guardare al domani, questo è il fatto. Oggi c’è un partito ideologico anti-industriale in Italia, nato già ai tempi di Alfonso Pecoraro Scanio ministro dell’Ambiente, che aveva una visione magica dell’industria e che oggi sopravvive e che equipara il fare industria al fare del male. Mi preme sottolineare una cosa. In queste settimane drammatiche i sindacati si sono comportati in maniera molto responsabile e questo è lodevole. Cgil, Cisl e Uil hanno mostrato più responsabilità dei nostri ministri» (2). Non so dire se in questo Paese operi da tempo «un partito ideologico anti-industriale», magari folgorato sulla via della “decrescita felice”; di certo Sapelli ha ragione da vendere nell’individuare nei tre sindacati di regime la spina dorsale del partito della responsabilità e del Pil, un ruolo che essi hanno svolto con zelo tanto nella “Prima”, quanto nella “Seconda” Repubblica, e che riconfermano oggi, quando sembra apparire all’orizzonte una “Terza” Repubblica, dai connotati ancora incerti ma che certamente non sarà meno ostile delle precedenti nei confronti degli interessi delle classi subalterne. Anche ai tempi della ristrutturazione e poi della chiusura degli impianti siderurgici di Bagnoli la compagine sindacale ebbe modo di farsi apprezzare quanto a collaborazionismo e a responsabilità nazionale, a cominciare dal mantenimento della “pace sociale”.

Credendo di fare una cosa utile per chi volesse approfondire la “problematica” siderurgica come si è venuta a configurare nel nostro Paese (significato storico dell’industria siderurgica italiana,guarda SMART FERRARI SUPERAMERICA 2004 Titanium grigio 1 43 NUOVO IN SCATOLA ORIGINALE ls126b i suoi legami con lo Stato e con la politica in generale, la sua specificità economica, ecc.), ho raccolto in questo PDF alcune pagine tratte da libri, giornali e studi che hanno come loro oggetto, appunto, l’industria che produce acciaio come materia prima per altre industrie manifatturiere e prodotti in acciaio pronti all’uso.

Scriveva Richard A. Webster ne L’imperialismo industriale italiano: «L’industria siderurgica fu dunque salvata dall’intervento dello Stato, di concerto con gli interessi di alcuni gruppi privati, ma con metodi che inchiodarono l’Ilva ad una lunga e precaria convalescenza. D’altro canto anche lo Stato sembrava destinato a sperperare inutilmente altro denaro in questo inutile tentativo di riconversione, non appena si fosse verificata una nuova crisi generale nell’attività industriale». Si sta forse parlando di oggi? Nient’affatto: «L’operazione di salvataggio del 1911, rivelando gli stretti e molteplici legami fra l’industria siderurgica e lo Stato, suscitò l’indignazione non solo dei riformatori sociali e dei radicali, ma anche di rispettabili economisti conservatori. Le proteste per il prezzo enorme che il paese stava pagando ai “baroni” del ferro e dell’acciaio furono pertanto unanimi. E assolutamente contrario a ogni tipo di violenzaIl contribuente italiano fu costretto, infatti, ad addossarsi l’onere più grande» (3). Profitti privati e pubbliche perdite, come non di rado accade nella patria di Pantalone. guardasmart 1 43 Bentley Continental SupersportsMONACO gituttioVedi, come ultimi e “paradigmatici” esempi, l’ex Ilva e l’Alitalia: si parla, a proposito di quest’ultimo caso, di 9 miliardi di euro gettati dallo Stato nel pozzo senza fondo dell’assistenzialismo. «E io pago!», avrebbe detto il grande Totò interpretando il ruolo del povero e tartassato «contribuente italiano». Perché una cosa dev’essere chiara: «lo Stato siamo noi» è una locuzione che è vera solo nel senso che siamo noi a sostenere le spese del Moloch. Nessun pasto è gratuito, e i servizi ancora garantiti dallo Stato siamo noi a pagarli (vedi alla voce drenaggio o pompaggio fiscale): altro che Stato assistenziale! Piuttosto Stato assistito dal «contribuente italiano».